Per una risposta Europea contro la criminalità organizzata

di Mery De Martino

Per molti anni, Bologna è stata considerata una città a basso tasso di criminalità, tanto comune quanto organizzata. E anche oggi, nonostante inchieste e sequestri giudiziari dimostrino il contrario, la narrazione prevalente tende a sminuire, quando non a ignorare del tutto, l’infiltrazione mafiosa nel tessuto sociale cittadino. È necessario invertire questa tendenza.

Nel mio ruolo di consigliera di quartiere ho più volte cercato, insieme al collega Cristian Tracà, di creare nuove progettualità insieme alle associazioni che si occupano del tema della legalità e operano sul territorio cittadino. Una di queste è stato l’avvio, in collaborazione con l’associazione Libera, di  percorsi formativi per le studentesse e gli studenti dell’Istituto Comprensivo n.8.

È necessario incrementare i percorsi di sensibilizzazione e informazione sul fenomeno mafioso nelle scuole e aggiungo che dovremo anche essere più abili nel coordinare e sistematizzare quello che già esiste (penso ad esempio al progetto Educalè) poiché, anche alla luce della mia esperienza professionale in progettazione e rendicontazione di bandi, sono convinta che i risultati potrebbero essere massimizzati se, oltre che a erogare fondi, l’amministrazione assumesse anche un ruolo più di regia.

In particolare, come ho scritto anche nel programma della mia candidatura, ritengo che il comune dovrebbe coordinare meglio e con anticipo l’uscita dei bandi destinati ai progetti nelle e per le scuole, muovendosi con maggiore coerenza rispetto alla loro programmazione didattica e alle scadenze dell’anno scolastico e integrando i nuovi percorsi progettuali con le risorse già presenti sul territorio (musei, accademie, sedi di associazioni ecc.). Un discorso che deve valere come principio generale per potenziare tutti i percorsi educativi non formali e tra questi, in via prioritaria, quelli finalizzati a tutelare i giovani e, quindi, la comunità tutta, da fenomeni di stampo criminale e mafioso

In tutto questo, resto fermamente convinta che un ruolo decisivo nella lotta alle mafie e alla criminalità organizzata debba essere svolto dalle Istituzioni europee.

Da circa 4 anni sono membro della Direzione Nazionale della Gioventù Federalista Europea, da 2 anni con la delega di Responsabile Politico.  Negli ultimi anni nel nostro Movimento, politico ma apartitico, si è aperta una riflessione sul tema del rapporto tra Europa e mafie, una riflessione tuttora in corso che ha prodotto molti documenti che sono diventati delle direttrici per l’azione del nostro Movimento.

In questi mesi nella nostra organizzazione è nato un gruppo di lavoro che si sta occupando del tema confrontandosi con realtà importanti come Avviso Pubblico, Benvenuti in Italia, Arci e la stessa Libera. Fortunatamente sta fiorendo un terreno comune di dibattito, un terreno al quale, se sarò eletta, vorrò dare piena cittadinanza anche all’interno del Consiglio Comunale di Bologna.

Il problema è di dimensioni enormi e, sebbene secondo il Rapporto SOCTA di Europol del 2017 siano presenti oltre 5000 organizzazioni criminali di stampo mafioso in Europa, non esiste ancora una vera risposta europea al fenomeno mafioso. Possiamo contare solamente su un (debole) sistema di condivisione di informazioni composto dallo European Public Prosecutor’s Office (EPPO), Europol ed Eurojust che ricevono dati dalle autorità nazionali competenti solo su base volontaria. L’EPPO, inoltre, indaga esclusivamente le frodi ai danni delle finanze UE a livello transfrontaliero e non vede coinvolti tutti gli stati membri UE ma solo sedici di questi.

È evidente come gli Stati membri mantengano ancora una competenza quasi esclusiva, al punto di non aver ancora adottato neanche una definizione comune di criminalità organizzata, come denunciato più volte anche dal Parlamento UE.  

L’attuale quadro giuridico di riferimento dell’Unione risulta dunque del tutto insufficiente ad impedire che la criminalità, ormai organizzata su una dimensione sovranazionale, comprometta la vita democratica europea.

Può sembrare di parlare di cose molto distanti da noi, sulle quali per un cittadino sia impossibile incidere. Ma io sono sempre stata convinta che anche con azioni dal basso capaci di nascere dalla sinergia tra le comunità e le istituzioni locali, quelle più prossime ai cittadini, si possa e si debba fare molto per uscire dall’impasse in cui si trova oggi l’Unione Europea. Sono convinta che si possano produrre proposte concrete partendo proprio dall’esperienza delle comunità e delle istituzioni locali – i migliori interpreti dello spirito europeo – e dalle reti tra città europee che già esistono e che devono essere rafforzate.

In queste settimane e nei prossimi mesi si terranno gli incontri sulla conferenza sul futuro dell’Europa. Quella sarà l’occasione per far sentire forte la nostra voce in merito alle priorità dell’UE e ai suoi assetti istituzionali, che a mio parere non potranno che andare verso una dimensione Federale per essere in grado di rispondere democraticamente alle grandi sfide globali.

Le istituzioni locali dovranno essere motore di questa partecipazione stimolando cittadini e associazioni a dibattere, confrontarsi, trovare sintesi all’altezza delle loro aspettative e bisogni.

Una delle cose di cui vorrei occuparmi sarà proprio questa, creare un filo diretto tra quello che avviene in Europa e i territori, trovando il modo di farli incidere ogni qual volta possibile. Intendo da subito intervenire e cercare una convergenza quanto più ampia possibile su alcuni punti comuni che stanno già emergendo anche tra le nostre associazioni a livello nazionale e nel dibattito locale di queste settimane, tra i quali:

  1. La creazione di una rete europea di associazioni e istituzioni, dei soggetti impegnati nell’antimafia sociale, per rispondere insieme alle sfide poste dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso e per non lasciare da sole le istituzioni locali.
  2. Proposte comuni sulla confisca preventiva dei beni a livello europeo e su un rafforzamento della Procura europea.
  3. Il raggiungimento di una piena unione fiscale per contrastare l’attività illecita dei paradisi fiscali intra-UE.
  4. L’elezione di un’assemblea costituente europea che ci conduca alla istituzione di una federazione europea che preveda anche un diritto penale federale per svolgere efficacemente un’attività di contrasto alle organizzazioni criminali.

Infine, sono stata colpita piacevolmente dalla proposta, avanzata da Libera Bologna, di un assessorato con delega specifica alla diffusione di storie e memorie collettive e dal riferimento al Festival come strumento di diffusione e sensibilizzazione. 

Come membro dell’associazione Cantiere Bologna ho curato, insieme ad altri amici, l’organizzazione della giornata della memoria per il 2 agosto che si è tenuta lo scorso anno. È stato molto complesso gestire un’intera giornata con tanti eventi, ospiti e 10 stazioni da animare lungo il percorso del corteo, ma lo abbiamo fatto con la consapevolezza dell’importanza di azioni come queste, non solo perché la strada per la verità è ancora lunga ma anche perché lo spirito di una città deve essere conservato e alimentato ogni giorno per essere pronto a battersi ogni volta in cui si verifica un’ingiustizia.

Ci sono luoghi che sembrano nati con uno spirito di resistenza e Bologna è fortunatamente uno di quelli. A noi il compito di averne cura e di non spegnere mai la fiamma. Se – come mi auguro – sarò eletta, il mio impegno per promuovere, sotto ogni profilo, la cultura della legalità nella nostra città sarà totale.

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