Prossimità è Prevenzione e Cura

Le Case della Salute recentemente inaugurate a Bologna devono diventare delle vere Case di Comunità, partendo da una mappatura di risorse e bisogni che significa anche andare casa per casa, parlare con gli abitanti, conquistare la loro fiducia e identificare le loro reali necessità

L’invecchiamento della popolazione, un’elevata presenza di nuclei unipersonali, spesso composti da anziani soli, modelli familiari più instabili e reti sociali più frammentate, rendono urgente ripensare ai sistemi di organizzazione dei servizi in un’ottica di forte integrazione tra i servizi sanitari e i servizi sociali, andando verso la costruzione di una rete di servizi territoriali che interagiscono tra loro. Modelli positivi da tenere presenti sono le Microaree realizzate a Trieste e le Superilles sociali di Barcellona.

L’obiettivo deve essere assicurare la massima autonomia e indipendenza della persona anziana o disabile. Serviranno dunque ingenti investimenti per promuovere:

– elementi di telemedicina e monitoraggio a distanza

– servizi di presa in carico e rafforzamento della domiciliarità in ottica multidisciplinare e prestando attenzione alle esigenze della singola persona

– realizzazione di equipe di zona che si facciano carico dei servizi di domiciliarità. È importante che ogni zona abbia la sua “equipe prossima”

– progetti di housing sociale che favoriscano l’autonomia e l’indipendenza

– progetti di portierato sociale come un punto di ritrovo per spazzare via la solitudine e l’isolamento e incentivare il corretto uso dei servizi

Le Case della Comunità dovranno, quindi essere strutture fisiche in cui far operare team multidisciplinari di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità. Nell’ottica di una piena integrazione dovranno ospitare anche assistenti sociali ed essere in grado di fare rete con tutte quelle realtà del Terzo Settore che da anni, a volte anche in solitudine, si fanno carico dei problemi sociali degli abitanti.

È necessario incentivare e pubblicizzare la Vicinanza Solidale: un progetto che rientra dentro una lodevole metodologia di lavoro dei Servizi Sociali facendolo divenire una buona prassi oltre che investendo in ricerca e formazione dei volontari.

Per le sue dimensioni, rese ancor più preoccupati a seguito della pandemia, anche il tema della salute psichica delle ragazze, dei ragazzi e dei bambini  e il Servizio di NPIA (NeuroPsichiatria dell’Infanzie e Adolescenza) esigeranno ulteriori investimenti e la messa a punto di strumenti innovativi che permettano di intercettare con rapidità ed efficacia le tante forme di disagio dell’infanzia e dell’adolescenza. Un esempio da tenere presente sono le Case degli adolescenti in Francia, la cui esperienza positiva potrebbe essere riproposta anche nella Case della Comunità.

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