Prossimità è Cultura

Uscire dai circuiti tradizionali e portare la cultura in “mare aperto”, questa è la sfida che da anni abbiamo raccolto cercando di declinarla a livello territoriale come Consiglieri di Quartiere.

Uno spettacolo o una iniziativa culturale non possono essere solo fini a sé stessi, un bene del quale usufruire sganciato dalla complessità sociale della città. La sfida è rendere sempre più la cultura un vero servizio di welfare, a supporto delle tante azioni e attività svolte anche dai servizi sociali territoriali.

Portare la cultura vicino a dove vivono le persone significa intercettare con più facilità solitudini e fragilità sociali, creare le condizioni più favorevoli per incentivare la nascita di nuove reti sociali capaci anche di prevenire conflitti, uscire da circuiti già consolidati e rendere la cultura un vero bene comune e accessibile a tutte e tutti.

Bisogna proseguire sul sentiero del Patto per la Lettura cittadino e di Quartiere (al Porto Saragozza ne abbiamo realizzato uno di Quartiere, sarebbe importante diffonderlo in tutti gli altri) con l’obiettivo di diffondere la lettura nelle sue diverse forme, anche come mezzo per favorire l’incontro e combattere le solitudini.

Sulla base delle esperienze di questi anni sono risultati particolarmente apprezzati: le maratone di lettura che danno spazio ai cittadini che vogliono raccontare e si vogliono raccontare; i laboratori di lettura nelle biblioteche per nonni e nipoti (Bibliò, via Pier Crescenzi) e per genitori stranieri (Cuore di mamma, organizzato in via Pietralata); book crossing (via Pietralata, Giardino Bulgarelli); letture di fiabe nei parchi (Giardino Melloni), Poesia a Domicilio nei caseggiati popolari, Feste del baratto e dei libri.

Grazie a un lungo lavoro di cucitura tra realtà territoriali si è costituita una rete di associazioni, la Rete per Piazza San Francesco, che questa estate ha provato a proporre alla città un modello di gestione condivisa di uno spazio che aveva perso la centralità culturale che meriterebbe. Il valore di questa operazione – che proponiamo di replicare anche su altri contesti cittadini (conflittuali e non), facendo tesoro degli elementi positivi e negativi di questa prima sperimentazione – risiede nell’integrazione di questi elementi e principi:

  • un’idea di cultura che tiene insieme piccole e grandi realtà
  • un affiancamento istituzionale per supportare singoli o piccole realtà che hanno idee ed energie positive per la città, ma che facilmente si scoraggiano di fronte a problemi di burocrazie e costi
  • una riconoscibilità territoriale delle proposte artistiche. A tale scopo, sarebbe utile ripartire dalla mappatura dei centri culturali della città realizzata dal Comune, migliorandone la fruibilità e incrementandone i dati presenti
  • una valorizzazione dell’aspetto sociale di eventi culturali diffusi e capillari sul territorio come strumento per abbattere solitudini e favorire l’inclusione
  • un rifiuto verso soluzioni facili ai conflitti come limitazioni o chiusure fisiche di alcuni luoghi

Questa esperienza ci insegna anche che per realizzare questi progetti ci sono disposizioni eccessivamente complicate di certificazioni e autorizzazioni, limitanti per chi vorrebbe prendersi cura di uno spazio comune, anche quando si tratta di attività volontarie e relativamente semplici.

Per questo  bisognerebbe ragionare su “pacchetti standard” che, se riprodotti, non dovrebbero richiedere ulteriori certificazioni. Ogni quartiere potrebbe identificare alcuni luoghi che più si prestano alla realizzazione di eventi all’aperto e costruire delle piantine standard per la predisposizione di palchi, gazebi, sedie, e tavoli. Oltre a questo, dovrebbe avere in dotazione alcune strumentazioni più comuni da mettere a disposizione: gazebi, impianto audio, tavoli ecc tutti già certificati.

In questo modo le associazioni o i cittadini che volessero organizzare qualcosa, adattandosi alla piantina già predisposta e usando le strumentazioni in dotazione dal Quartiere/Comune, dovrebbero certamente richiedere le autorizzazioni necessarie, ma molti costi e permessi che oggi risultano limitanti potrebbero essere superati.

Il supporto del Comune non dovrà mancare anche per la crescita e il mantenimento di spazi culturali e di incontro non formali. Tra i tanti spazi dismessi non solo si possono trovare luoghi in cui rendere i giovani protagonisti della cultura della nostra città, ma si possono anche realizzare dei poli artistici diffusi dedicati alla creazione e diffusione dell’arte e della cultura in tutte le sue forme (webradio, teatro, musica, letteratura ecc.)

Infine, è necessaria una valorizzazione degli operatori culturali che non possono vivere solo rincorrendo bandi o progetti. Se vogliamo realizzare i punti di cui sopra serve un riconoscimento maggiore del loro lavoro, tramite convenzioni o anche bandi che ne supportino l’attività quotidiana, non solo nuovi progetti.

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